Alla sera – di Ugo Foscolo

foscoloQuesto sonetto del Maestro propone il calar del tramonto, tema tanto caro ai poeti romantici per i quali la natura si proponeva come un’entità panteistica vibrante di vita, come una realtà del tutto personale ed individuale. Il buio che precede le notti abbraccia l’animo dell’autore sia che si tratti di un crepuscolo sereno oppure di uno uggioso poiché la tranquillità consente al poeta di lasciar libero il suo spirito e la sua mente, cristallizzando i pensieri in uno stato di sospensione immobile che sfugge persino ad una delle due categorie aprioristiche kantiane: il tempo. Esso viene visto come implacabile nemico dai poeti romantici che si libbrano al di sopra dei ritmi umani, come profeti capaci di leggere ciò che al mortale non sarebbe dato interpretare, se non tramite la visionaria comprensione di chi ha ricevuto la dote immaginativa dei letterati. Costoro non trovano quiete nel sonno, sebbene la sera, così come rappresenta il declino del giorno, possa metaforicamente intendersi come “fatal quiete”, ovvero simbolo di morte che per il poeta non è necessariamente un simbolo nefasto, ma al contrario un confortante sonno in cui lo “spirito guerriero” riesce a trovare rassicurazione e riposo. Questo spirito che “rugge” travalica la limitatezza dei sensi umani e costituisce l’eterno dualismo tra la limitatezza immanente ed empirica e l’illimitatezza metafisica ed induttiva.
Nella struttura fluida del sonetto italiano (due quartine e due terzine) il contenuto scivola maggiormente rispetto al sonetto anglosassone o shakespeariano (tre quartine ed un distico finale) in cui il couplet si erge a risolutore della questione sollevata dalle strofe precedenti. Nella struttura italiana non esiste una necessità risolutiva ma un flusso immaginativo sospeso tra fantasia e realtà, in un ritmo sonno-veglia in cui l’essere umano si muove come un Prometeo claudicante, sconvolto dall’hybris ma frustrato dal fallimento faustiano che cede il passo al limite antropologico anziché travalicare il confine dei sensi e dell’etica come avviene in sogno, o nell’insonnia rassicurante delle ore più buie in cui rispecchiarsi.

Sara Albanese

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